L'amore sopravvive

Come in ogni viaggio, ho imparato qualcosa



l’11 marzo 2020 qualcuno mi ha gettata su un treno e non mi è stata data l’opportunità di salutare neanche i miei cari. Guardando attraverso il finestrino vedevo scorrere le immagini di tutta la mia vita e mi chiedevo semmai al mio ritorno avrei ritrovato  le persone a cui volevo bene. Un misto di angoscia e paura mi ha pervaso lungo tutto il viaggio che sembrava non finire mai. Ad ogni fermata si apriva la porta ma si poteva salire….e non scendere, ad ogni fermata la speranza di vedere qualche faccia conosciuta si faceva cosi’ forte da interrompere il fiato per qualche secondo…poi la porta si chiudeva e non c’era nessuno.


Questo viaggio a tratti è stato pazzesco, dopo un primo momento di sconforto ho iniziato a cantare, suonare, urlare in giro per il vagone con lo spazzolino in bocca ballando da sola sulle note di un tango, ho cucinato, ho pulito i miei spazi mangiato e bevuto come non ci fosse un domani e ho amato immensamente l’adolescenza incalzante delle mie adorate figlie… silenzio… ma a volte mi affacciavo al finestrino, e vedevo gente morire, bare trasportate da camion, medici ed infermieri che correvano, figli che piangevano …..vedevo correre, correre su strade sconnesse e deserte ma la cosa buffa è che non si vedeva chi li rincorreva. Ho pensato che potevo continuare a cantare, ballare, io e le ragazze eravamo al sicuro. Ma tra quelle persone scorgo il volto di mia sorella che correva e correva, la riconoscerei tra mille persone dai suoi splendidi occhi e dalle sue trecce bionde perché il resto, è coperto da ogni sorta di protezione… urlo,  sbraito, mi sbraccio, attivo il freno di emergenza ma il treno non si ferma, la vedo allontanarsi ma continuo a vederla correre, ha indosso il cappellino da infermiera con la croce rossa sul davanti, ecco perchè l’ho sempre chiamata Candy Candy, mi dico… No, non sono  al sicuro, se succedesse qualcosa a lei io morirei con lei. No , non sono per niente al sicuro cazzo!


Mi volto e dall’altra parte del treno ci sono pure mio fratello e i miei nipotini che vanno da una parte all’altra, sembrano sereni ma si girano guardinghi, per un attimo incrocio lo sguardo di mio fratello come mi volesse dire di stare serena. No, non sono serena. Ora che vi guardo tutti da lontano e so che ci siete, potrei… ma qualcosa mi fa pensare che state tutti scappando da qualcosa di disumano.


"Eccoli li’, mamma e papa’ seduti su una panchina, uno asciuga le lacrime all’altro, soli…indossano mascherine e si accarezzano a vicenda…. Che desolazione, penso, ma che cavolo ci faccio io qui?"

Paura. Tanta paura e vergogna, per aver pensato per un attimo egoisticamente di essere al sicuro. Ma dove cavolo sta correndo sto treno? Dove mi sta portando? Sono quasi 60 giorni che corriamo. I finestrini sono chiusi ermeticamente, dall’altoparlante sento piangere, voci a me familiari mi dicono che hanno perso qualcuno, che non sono più con loro, che sono volati in cielo. Mio Dio, ma è una catastrofe, non ci sono bombe, non vedo nulla di cosi’ pericoloso dal vetro eppure… Le lacrime, le bare, i sanitari corrono... e sono veri. Corrono su strade invisibili… ecco… qualcosa di invisibile sta attanagliando le nostre vite ma perchè io sono qui? Perché’ loro e non io? 


Una vocina sottile mi comunica che il viaggio sta per terminare, il treno sta tornando indietro e fra poco si riapriranno le porte del mio vagone ma non potrò riabbracciare nessuno. Nessuno? Ma come, mi dico, non siamo fantasmi, siamo umani in carne ed ossa e abbiamo un cuore. Ma i fantasmi ci sono e bisogna fare attenzione, mi dicono. Corro anche io ora per raccogliere e racchiudere tutte  le mie e nostre cose in un sacchetto di stoffa, ma mi accorgo che ci sono cose che non posso racchiudere dentro un sacchetto, cose che ho imparato, cose che ho sentito, cose che ho visto, cose che ho odiato e amato al tempo stesso, cose che mi porterò dietro ma che non si possono chiudere dentro un sacchetto. Il treno sta viaggiando ancora. Guardo la porta sperando che un giorno si riapra, appeso ad un gancetto trovo mascherine e guanti con un biglietto scritto a mano: prendetele e indossatele prima di scendere.


Mi accorgo che usciti da qui saremo tutti frangibili.


La paura e la voglia di guardarci in faccia faranno a cazzotti, il desiderio e l’orrore di riabbracciarci litigheranno selvaggiamente, il gusto e il disgusto di un bacio combatteranno fino a sfinimento.

Ma come in ogni viaggio... si impara qualcosa, ho imparato a guardarmi imbruttita, a convivere con ansie e paure, angosce e mancanze si accumulano e allora ho imparato a convivere con qualcuno senza neppure guardarlo in faccia, ho imparato ad amare anche le più piccole debolezze di chi mi sta affianco, di chi amo veramente, di due splendide creature che hanno imparato a fare  a meno di me…  Ho imparato a sopportare gli amori lontani, quelli che che ti fanno accapponare la pelle, ho imparato a sentirli vicini e ad abbracciarli con il pensiero, ho imparato a dare valore ad un tempo, ad un luogo che parevano scontati, ho imparato ad annoiarmi e ad accettarmi.


L’amore sopravvive… ho imparato che l’amore sopravvive e si nutre delle piccole cose… Mentre alcuni cercavano di salvare vite…io cercavo di salvare me stessa.


Dal progetto: Mani di burro/Covid19


Vanessa Casaretti, fotografa, Cuneo

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