Caffè

Solo beni di prima necessità


Musica: Radiodervish - Rosa di Turi


«Ti ricordi quando prendevamo il caffè al bar?». La domanda filtrata attraverso la mascherina FFp1 la rivolgo a un amico stando a una distanza regolamentare di un metro da lui. E sento invadermi dalla memoria dell’aroma intenso del caffè, mentre guardo il barman che preme con un cucchiaino la miscela dentro il filtro prima di inserirlo nella sbuffante macchina a pressione ed io mi beo dell’odore del cornetto caldo alla marmellata che sto portando alla bocca. L’ultima volta è stata quasi un mese fa, la mattina dell’undici marzo. Nel pomeriggio, passato dal bar prima di andare a lavorare allo studio, l’ho trovato chiuso, con le saracinesche abbassate, ma non mi sono dato per vinto e, allungato il passo – come si dice –, sono andato in un altro bar poco lontano. Dentro non c’era nessun avventore. Le luci, di solito sfavillanti, erano spente. Ho ordinato un caffè e il cameriere mi ha stupito chiedendomi: «Il caffè lo vuole in un bicchierino di plastica?». Poi, tornato in studio, ascoltando il giornale radio, ho appreso che, con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sigla in codice DPCM, sarebbero state chiuse tutte le attività commerciali, tranne quelle di prima necessità: farmacie, supermercati, fruttivendoli, tabaccai e giornalai.

Se provo a farmi il caffè a casa non riesco a ritrovare l’aroma del caffè come lo avverto entrando in un bar, confuso come esso è dagli odori di cucina che lo sovrastano e dalle tensioni che si creano in una casa dove si è costretti a convivere senza poter uscire; tensioni che non odorano ma che comunque distraggono e che differiscono dall’atmosfera di vibrante socialità che pervade l’ambiente del tuo bar preferito, dove gli incontri sono vari e ti può capitare, andando alla cassa per pagare la consumazione, che il cassiere ti dica: «Caffè pagato!», mentre con lo sguardo complice ti indica il gentile donatore che ha avuto per te quel gesto di affettuoso riguardo.

"Se alcune necessità fondamentali possono essere soddisfatte da farmacisti, fruttivendoli, tabaccai, giornalai e da una visita, con sporta appresso, al supermercato, che fare se la mattina dopo esserti lavato la faccia, guardandoti allo specchio, ti ritrovi la folta criniera di un leone al posto dei tuoi capelli?"

Ti assale allora la nostalgia del tuo barbiere che ogni due settimane, armato di pettine e forbici, ti rendeva presentabile a qualsiasi eventuale incontro. Vero è che adesso non hai nessuno da incontrare, ma come puoi convivere con il disagio che ti pervade quando quel testone irsuto ti guarda dallo specchio e tu non lo riconosci, anche se provi a sorridergli?

E gli appuntamenti saltati in questo mese di lock-down? Quello con l’oculista fissato il quindici marzo, per rimediare in qualche modo, ad un inizio di cataratta che non ti permette più di usare i tuoi occhiali per leggere e, tra tanti altri, quello con la tua dolce podologa che ogni trenta giorni – da anni ormai –, ti libera dal fastidio della tua unghia incarnita all’alluce del piede destro e che ti permette così di camminare spedito.

E già ma dove devi andare? Stattene a casa bello mio!

Alla tua età sei a rischio…


Peppe Occhipinti, giornalista e scrittore, Trapani


Nato a Trapani nel 1946, giornalista e scrittore ha pubblicato Il figurante e La polvere del viaggio per Morgana Edizioni e, per la stessa casa editrice, ha curato il volume collettivo Polifonia Trapanese e la ristampa dell’opera dello storico Carlo Guida Le insurrezioni della fame a Trapani nel XVII secolo, di prossima uscita.


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