Le costellazioni in una stanza

La nostra casa era diventata un grande cielo stellato


Dopo alcuni giorni i bambini iniziarono ad organizzare il gioco delle costellazioni, era da molto che volevano farlo, ma era sempre mancato il numero sufficiente di attori, il numero minimo di stelle per poter formare una costellazione. Io dirigevo, davo a tutti un nome e un ruolo: «Oggi faremo Orione e se va tutto bene domani tenteremo Sirio» aggiungevo entusiasta. Mettevo tutti a posto, tutti mi seguivano contenti, in soggiorno, in cucina o in giardino.


Senza che me ne potessi accorgere la nostra casa era diventata un grande cielo stellato, con tutti i bambini fermi nella posizione loro assegnata, fieri del loro ruolo di stella.

Senza che me ne potessi accorgere la nostra casa era diventata un grande cielo stellato, con tutti i bambini fermi nella posizione loro assegnata, fieri del loro ruolo di stella. Ai miei occhi tutti sembravano veramente bellissime stelle splendenti, brillanti di luce propria: quella della felicità.

Anche l’ultimo arrivato, Littleone faceva parte del gioco, ma era talmente piccolo che lo dovevo tenere in braccio. Così ero io che senza esitazione mi spostavo nella posizione assegnata e, come se fosse la cosa più normale da fare, mi mettevo dove serviva.

Una sera stavo preparando la cena, ma poiché Perseo prevedeva che Littleone si trovasse lontano, continuai a preparare la cena tra le rose rosse del nostro giardino e l’albero di gelsomino. Con semplicità aggiungevo gli ingredienti, mescolavo la farina e portavo attaccato al grembo la stella satellite di Perseo.



Marina, Trieste


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