Cucire il mistero

Affrontare ogni punto senza pensare al successivo




Cucire è stato per me, fin da piccolissima, un istinto naturale.

Ricordo me bambina, rannicchiata sul pavimento che paziente cucivo un pezzo di stoffa, un gioco che poteva tenermi impegnata per mattinate intere.

La vera magia però era a casa di mia nonna. Stavo ore in piedi accanto a Lei, guardandola cucire. La macchina, una meravigliosa Singer nera con le scritte dorate e il tavolino in legno chiaro intarsiato, era da sola un piccolo capolavoro di meccanica del dopoguerra. Solida, affidabile, grintosa - come diceva Lei - che infatti aveva rifiutato di cambiarla con una “moderna”. Ricordo la cinghia spessa che collegava la ruota dell’avvio al meccanismo del pedale e il rumore metallico, un metronomo instancabile che batteva punti precisi. Lei, completamente a suo agio nel coordinare tutti i movimenti, l’avvio della ruota con la mano, il dondolio dei piedi, entrambi sul pedale e la guida della stoffa sotto l’ago, assorta nel lavoro, sorrideva come se in quello spazio volasse altrove, libera, in terre e luoghi che lei sola nel compiere quell’atto, poteva vedere.


Una meditazione in movimento che univa parti distinte e lontane per creare una sola nuova forma."

Ho imparato a cucire su quella macchina, che conservo ancora, e da allora non ho più smesso.

Il testo che segue è della bravissima Elena Bernabè psicologa, autrice di Eticamente, la Cura dell'Anima, per chi non lo conoscesse ancora, una vera scoperta.

Mi è stato inviato qualche giorno fa da una mia cara amica, che conosce bene la mia passione, e inevitabilmente mi ha conquistata alla prima lettura.


"Nonna, cosa si fa se si è disperati?"

"Si cuce bambina mia. A mano, lentamente. Gustandosi ogni onda creata con le proprie dita."

"Cucire fa allontanare la disperazione?"

"No. Cucendo tu la decori. La guardi in faccia. L'affronti. Le dai forma. L'attraversi. E vai oltre."

"Davvero è così potente cucire a mano?"

"Certo cara. La gente non cuce più e per questo è disperata. Le sarte sanno che con ago e filo puoi affrontare qualsiasi situazione buia riuscendo anche a creare dei meravigliosi capolavori. Mentre muovi le tue mani è come se muovessi la tua anima in modo creativo. Se ti lasci trasportare dal ritmo ripetitivo del rammendo e del ricamo entri in un vero e proprio stato meditativo. Riesci a raggiungere altri mondi. Ed il groviglio di fili emotivi dentro di te si ammorbidisce. Senza fare null'altro."

"Cosa s'impara cucendo?"

"Ad affrontare ogni punto.  E basta. Senza pensare al punto successivo. Ci si focalizza sul punto presente, ad ogni cucitura. Che poi è quello che ci sfugge nella vita quotidiana. Siamo disperati perché pensiamo sempre al futuro. E così facendo il ricamo diviene disarmonico, confuso, poco curato."

"Si ma nonna... le preoccupazioni e le paure come si fanno a vincere con il cucito?"

"Bambina mia. Non le devi vincere. Le devi solo accogliere. E comprenderle. Cucendo tessi la trama della vita con le tue mani, sei tu a creare l'abito adatto a te stessa. Cucendo ti colleghi a quel filo sottilissimo che appartiene a tutta l'umanità e ai suoi misteri. Cucendo ti trasformi in un ragno che tesse la sua ragnatela raccontando silenziosamente al mondo tutti i segreti della vita. Intrecciando i fili, intrecci i tuoi pensieri, le tue emozioni.

E ti colleghi al divino che è in te e che tiene in mano l'inizio del filo."


C'è un vecchio film del 1996, perfetto per questo post: "Gli anni dei ricordi", interpretato da una deliziosa Winona Rider "C'è qualcosa di bello in ogni momento della vita".


Serena, Milano



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