Divini mortali

Chi siamo davvero?


Ognuno di noi ha un punto debole. Un tallone d’Achille, una parte rimasta fuori dall’acqua sacra dello Stige, scoperta e vulnerabile. E’ così che nei momenti come questo, in cui siamo a contatto con noi stessi molto più di prima, circondati da un futuro tanto sfumato, è più normale trovarsi a fare i conti con le proprie fragilità.

Punti deboli, per alcuni la paura, per altri la spavalderia, lo scetticismo, la sfiducia o l’eccessiva fiducia, la gelosia, il rancore, l’insicurezza, l’ossessione, la sensibilità eccessiva o la durezza estrema...

Ci sono situazioni che, mettendoci alla prova, creando stress e incertezza, scoprono la nostra parte “molle” lasciandola pericolosamente esposta. A me ogni tanto capita.

In questi giorni ho cercato di riflettere e analizzare. Forse non è vero che tutti hanno una parte così fragile, forse ho esteso per trovare appoggio.

Ma a chi sa, come me, di averne una, vorrei dire che il primo passo da fare è riconoscerla, guardarla per quello che è, senza giudicare, come direbbero guru e psicologi. Accettarne l’esistenza pare essere un passo avanti fondamentale ed inevitabile per avere contezza di noi stessi.

E poi?

"Io la mia parte molle la vedo, la conosco e la riconosco. Ogni tanto mi stupisce ancora, se toccata mi trafigge, fonte di un dolore e di un malessere non sempre facile da gestire."

Non sono certa di poter realmente intervenire su di essa. Se davvero il mio tallone è rimasto fuori dal bagno sacro, cosa posso fare se non esserne consapevole? Posso proteggerlo, provare a giocare d'anticipo. Evitare le situazioni in cui si troverebbe esposto. Subentra poi un atro pensiero: posso davvero cambiare questo mio essere oppure se in fondo, la sua presenza è funzionale a disegnarmi esattamente come sono?

Parte di me, come un braccio o una gamba. Non so.

Certamente sapere mi aiuta a capire la motivazione delle mie azioni, nei momenti in cui è quella fragilità a prendere il sopravvento. A capire il perché di alcune sconfitte e bisogni. E questa consapevolezza serve a mantenere, anche in quei frangenti, un equilibrio che altrimenti potrebbe perdersi.

Si, credo che in fondo quella parte debole vada accettata e lasciata là dove si trova, senza sperare di eliminarla. Ma difesa adeguatamente e circoscritta, osservata e mai sottovalutata avrà un ruolo di monito verso un’immortalità bramata, ma inesistente. Se Achille avesse coperto il proprio tallone, in virtù di una consapevolezza reale di se stesso, forse la sua storia avrebbe avuto un altro corso.

Trafitto quel punto debole, il dolore è mortale.

Che sia proprio questo il nostro essere umani?


Giovanna, Bologna


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