La mia FASE DUE

Ero stanco e non lo sapevo


Stanno terminando i pensieri. Le introspezioni sono state consumate, aperte e richiuse le scatole di vecchie foto, portati a compimento i percorsi di meditazione, imparato a fare il pane, la pizza, la pasta fatta in casa e qualche dolce. Aggiustato tutto quello che da anni attendeva piccoli interventi di manutenzione. Oggi mi guardo intorno e questo silenzio mi sembra una cosa nuova, mai vista. All’inizio ho riempito i giorni, ho cercato di dargli forma per onorare questo “tempo extra” che mi è stato concesso. La verità è che mi sono scoperto stanco di quel continuo rotolare appresso a qualcosa o a qualcuno: stanco di essere sempre “in pista”, settimane dal minutaggio incastonato e predefinito, imballate di impegni, appuntamenti, telefonate, email, fornitori da incontrare, contratti aperti, chiusi, problemi, parole, parole, parole… Ero stanco e non lo sapevo. Me ne sono reso conto quando losmart working e la deflessione produttiva hanno allentato la morsa del mio collare, lasciandomi ore intere da dedicare a me stesso: un corso, un libro o solo un pensiero da approfondire

"Forse ero stanco anche dei week end, tutti organizzati anche quelli: cene, aperitivi, compleanni… tutto bello e tutto troppo."

Un’indigestione di cose e gente che alla lunga mi aveva velatamente nauseato, come ad essere strattonato di qua e di là senza riuscire a salvare un po' di tempo per me! Per questi motivi credo di aver accolto questa forma di stasi laboriosa come un’opportunità unica, per me, da vivere e da non sprecare. Ora però mi sento un po' nella via di mezzo. Il rubinetto del bagno non gocciola più. Il giardino è in ordine, ho fatto pace con vecchi pensieri che avevo accantonato in attesa di smaltirli, insomma quel che è fatto è fatto. Incomincia anche dentro di me la “fase due”, alla quale però non so bene dare una forma. Chiusi ma un po' meno, certamente cambiati, almeno io. Parlo con amici che hanno fretta, fretta di tornare al tutto. Io invece oscillo in questa nuovo stato senza aver ancora messo a fuoco come viverlo. Dopo tanto tempo, mi sono fatto una domanda: cosa voglio? Ecco che forse, questa “fase due”, per me, è quello che ci vuole per darmi delle risposte.

Matteo, assicuratore, Torino.


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