Gli scienziati come nuovi sacerdoti

Scienza, non magia



"E ancora una volta questi mesi di pandemia, di reclusione forzata e di vita sospesa, ci aiuta a mettere in luce fenomeni noti da tempo, ma che, in questo momento di crisi, diventano ancora più evidenti e mostrano in tutta la loro acuzie i sintomi peggiori della patologia che li ha originati. Un esempio manifesto è l'atteggiamento nei confronti della scienza, la forma di conoscenza cumulativa, cooperativa e collettiva, per eccellenza.


"Veniamo da anni nei quali sulla cultura, e su quella scientifica in particolare, si è gettato un discredito terribile, con le parole e coi fatti."

Un sospetto sempre crescente nei confronti degli “esperti”, fino al punto che “professore” è diventato, nell'accrescitivo del populismo manipolatorio, termine di scherno e di insulto. E nei fatti, contemporaneamente, abbiamo assistito ad un progressivo impoverimento delle risorse destinate a tutti i centri di produzione e diffusione del sapere, l'Università, la scuola, il mondo della cultura nel suo complesso. Ora paradossalmente, nell'incertezza dell'ambiente che è mutato repentinamente, stretti nella morsa dei ghiacci della pandemia, con poche provviste culturali e poche difese categoriali, siamo costretti ad abbandonare le false sicurezze di sottocoperta e sbarcare sul terreno aperto, incognito campo di battaglia per gente disarmata.


Ecco allora che nell'assenza di riferimenti solidi, ci si rivolge alla scienza come ci si rivolgerebbe ad un idolo magico. I sacerdoti adibiti al culto vengono interpellati ossessivamente alla ricerca di auspici benaugurali e quando questi non soddisfano la nostra pre-comprensione del mondo, come in ogni religione idolatra, il dio viene bestemmiato e i suoi sacerdoti accusati di blasfemia e deposti.


Fuor di metafora, ciò che questi mesi di articoli, di trasmissioni televisive e perfino di dibattiti parlamentari hanno mostrato è una scarsissima consapevolezza diffusa delle dinamiche della scienza e della comunità scientifica. Prima irrisa e impoverita, ora blandita e idolatrata, ma mai, in fondo, compresa."


Il Testo è tratto da un'interessante saggio di Vittorio Pelligra pubblicato sul Sole 24Ore dove è disponibile la VERSIONE INTEGRALE. Merita!

Serena


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