Siamo gocce di un unico mare

Verso un futuro possibile


Se vuoi, mentre leggi ascolta: "Ovunque Proteggi" Vinicio Capossela

L'immagine del post è tratta dall'opera: "Il Quarto Stato"


Questo testo non l’ho scritto io, l’ho trovato sul web e subito mi ha incantata. Così ho scelto di inviarlo perché rappresenta esattamente quello che sto vivendo e quello che spero accada. Le parole, come in un dipinto, raccontano una scena contemporanea in cui i soggetti siamo noi, tutti noi. Il rimando all’arte, per mia formazione, è stato immediato: “Il Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo. Seppur la storia e le ragioni dell’opera siano, ovviamente, tanto differenti, quella tela potente, in quell’incedere verso il futuro, esprime la forza, la determinazione e la rivendicazione del nuovo.

Immagino quindi che saremo così. O lo spero: uniti verso un nuovo futuro possibile, con abiti e volti che raccontano una storia, la nostra storia, e animi più vivi e gambe pronte ad avanzare verso lo spettatore che tra 200 anni guarderà l’immagine di questi nostri tempi. Saremo pronti a sfondare la tela. Tutti un po' più liberi dalle convenzioni vane di una società ingannevole che ci si è sgretolata tra le mani, forse più impauriti, ma anche meno soli. Ancora attoniti ma anche più consapevoli.


"Mossi dall’unica vera realtà che appartiene a tutti: la voglia e il bisogno di tornare ad essere umani."

Elisa, insegnante, Catania


(Il testo a seguire è tratto dal web. Se qualcuno lo riconoscesse come proprio, saremo lieti di pubblicare il nome dell'autore)


Ne usciremo con i capelli più lunghi e più bianchi.

Con le mani e le case pulite, ed i vecchi vestiti.

Con la paura e la voglia di essere fuori.

Con la paura e la voglia di incontrare qualcuno.

Ne usciremo con le tasche vuote, e le dispense piene.

Sapremo fare pane e pizza, e non mandare sprecato il cibo che avanza.

Ci ricorderemo che un medico o un infermiere dovrebbe essere applaudito più di un calciatore, e che il lavoro di un bravo insegnante non lo può sostituire uno schermo.

E che cucire mascherine, in certi momenti è più importante che fare alta moda.

Che la tecnologia è importantissima, anzi vitale, quando viene usata bene , ma può essere deleteria se qualcuno la vuole usare per fini propri.

E che non sempre è indispensabile salire in macchina e fuggire chissà dove.

Ne usciremo più soli, ma con la voglia di stare insieme.

E capiremo che la vita è bella perché si vive .

E che siamo gocce di un unico mare.

E che solo insieme si esce da certe situazioni.

Che a volte il bene o il male, ti arriva da chi meno te lo aspetti .

E ci guarderemo allo specchio. E decideremo che forse i capelli bianchi non sono così male.

E che la vita in famiglia, ci piace, e impastare del pane per loro, ci fa sentire importanti.

E impareremo ad ascoltarci i respiri, i colpi di tosse, e a guardarci negli occhi, per proteggere chi amiamo.

E a rispettare alcune regole base di convivenza .

Magari sarà così.

Oppure no.

Ma stamattina , in un giorno di primavera con la neve che scende, voglio sperare che tutto sia possibile e che si possa cambiare in meglio.

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