Le fantasie del silenzio

Da lì il mare, mi sembrava una distesa infinita di pezzi di cristallo



Dalla finestra della mia casa oggi guardo il mare. La mente vola, come la bora fa salti pindarici e mi regala le fantasie del silenzio.

Su quella collina c’era la mia casa, con le pareti azzurre e le finestre bianche. L’ho dipinta così una domenica di primavera, mentre aspettavo che nascesse il mio primo figlio. Mi ricordo che salivo e scendevo dalla scala con molta disinvoltura nonostante l’imminente nascita. Solo la finestra della camera da letto non è stata mai dipinta, è rimasta color legno chiaro. Da lì la vista era incantevole, da un lato uno squarcio del Golfo e dall’altro l’albero di ciliegio che ad ogni stagione mi regalava sempre la solita sorpresa. I piccoli fiori bianco candido che si trasformavano in ciliegie succose, di seguito, senza sembrare aver nulla in comune tra di loro.

Una stagione dopo l’altra, uno stupore dopo l’altro. Con la nascita dei bambini al ciliegio abbiamo attaccato una tavoletta di rovere che fungeva da altalena.

Quel piccolo albero si è sempre prestato senza lamentele a quel ruolo secondario, anzi, penso che in fondo gli facesse piacere far divertire i bambini. Sentivo il legno scricchiolare ad ogni spinta, ma senza dolore, solo piccoli suoni per ricordare che si era messo volentieri a disposizione. Con il passare delle stagioni le grida dei bambini diventavano sempre più forti e ad ogni spinta lo scricchiolio si confondeva con le loro urla di gioia. E dal ciliegio restavo a fissare il Golfo, pensando a quanto tempo era passato da quando bambina stavo pomeriggi interi a osservare il mare, amico indiscusso delle mie giornate.


Nel paese di mia nonna c’era un promontorio dove mi rifugiavo nelle giornate di pieno sole. Da lì il mare mi sembrava una distesa infinita di pezzi di cristallo, tanti piccoli pezzi di cristallo frantumati che riflettevano la luce con intensità e direzione diversa. Al tramonto poi i cristalli scomparivano e uno specchio scuro rimaneva disteso sull’infinito. Ma io lo sapevo che il giorno dopo la magia sarebbe ritornata, e sempre ritornava. Nei miei pensieri di bambina mi chiedevo cosa si potesse provare a navigare in mezzo a tutti quei pezzetti di cristallo. Mi immaginavo come una regina al comando di un possente veliero. Avevo lunghi capelli sciolti su un vestito di ermellino bianco e sedevo comodamente su un trono posto in mezzo alla plancia. Con pochi cenni comandavo il mio veliero che lento scivolava tra i cristalli, mentre io osservavo incredula il fiero andare.


Pura fantasia, adesso che ci sono in mezzo mi rendo conto che i cristalli non esistono, si vedono solo da lontano, da vicino il mare è molto meglio, una volta che ci sei in mezzo ti accorgi che è morbido, che lo puoi abbracciare.


Marina, Trieste


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