La morte possibile

Ecco cambiati per sempre i miei pensieri



Sono quasi due mesi che non vedo il mio vicino di casa. Prima neanche ci facevo caso. Era normale incontrarsi, giusto ogni tanto, con i sacchetti della spesa davanti al portone, o di corsa per le scale, mentre uno saliva e l’altro scendeva. Orari, età e vite diverse, incontri casuali e qualche scambio amichevole di pochi minuti creavano quella normalità condivisa da persone che abitano l’uno accanto all’altro. Da due mesi casa sua è vuota. Silenziosa più della città intorno. Lo zerbino davanti alla porta è alzato, la buca delle lettere piena.

All’inizio non ci ho fatto molto caso. Le prime settimane ho pensato che, anche in questo momento di ritiro, scegliessimo tempi diversi per uscire. I suoi balconi sono d’angolo in facciata, i miei all’interno del cortile: era normale non vederci.

Ma il pensiero non mi abbandonava…c’era o no? E se no, dov’era? Qualche volta ho provato ad alzare il volume della musica, quasi a volergli creare fastidio, una provocazione atta stanarlo. Nulla. Un giorno ho bussato alla porta. Ancora silenzio.

"Trascorsa qualche altra settimana i particolari indicavano chiaramente che lui non era lì e il pensiero che si fosse ammalato o peggio fosse morto, ha incominciato a farsi più reale e insistente dentro di me."

Sognavo medici con l’ambulanza correre su per le scale e portarlo via.

Solo qualche mese fa, non mi sarei accorto della sua assenza, o comunque, non vedendolo, lo avrei immaginato in vacanza o a casa di amici. In queste settimane invece l’unica immagine che prendeva forma nel mio cervello era quella della malattia o della morte. Un sospetto grigio e lugubre.

Abito qui da poco, bussare ad un altro condomino mi mette a disagio, così ho atteso. Giorni. Fino a quando vedendo una signora stendere dalla parte opposta del cortile non ho resistito e ho chiesto. “Non lo conosco bene, ma credo sia andato via a febbraio, ho saputo che ha una madre anziana al suo paese".

Certo, plausibile. Eppure quell’assenza continua ad inquietarmi. L’idea della morte, di chiunque, è sempre stata il mio ultimo pensiero. Trasalivo stupefatto quando mi dicevano: “Sai è morto il nonno di Tizio…”anche quando il povero vecchietto era un ultra-novantenne… Adesso invece mi ritrovo a pensarci. L’idea della morte ha preso piede nei miei pensieri come uno dei primi scenari possibili. Se qualcuno non c’è può essere morto. E’ questo che mi porterò dietro, forse per sempre ormai: la consapevolezza che la morte è possibile.

Luca, neolaureato, Milano


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