Il mostro dello stagno del silenzio

RACCONTO e Dialogo di Silenzi


Immagine: "Dialogo di silenzi" Olio su tela | 30X40 | Aprile 2020 - Mirko Ferrero


Silente, immobile, assopita, la mia città sempre così caotica, trafficata, un flusso ininterrotto e frenetico come le rapide dei fiumi che l'abbracciano, si risveglia in una soleggiata mattina di primavera improvvisamente ferma, stagnante, silenziosa.

Mi ritrovo qui immerso nel silenzio della mia abitazione, nella penombra dei palazzi; sotto il balcone della mia stanza la strada deserta, sull'altro lato le vetrine impolverate del cinema, abbandonate a se stesse, al posto delle colorate locandine è apparso un foglio che ne giustifica la chiusura forzata, contornato da stridenti striscie di colla lasciate dai nastri adesivi, questo è l'unico film disponibile fino a data da destinarsi.

"In questo silenzio, in questo protrarsi da giorni del momento presente, mi sono erroneamente ritagliato un minuto per voltarmi, un momento di riflessione, un azzardo. Non l'avessi mai fatto! Come una presenza malvagia invocata durante una seduta spiritica, eccolo qui davanti a me, riflesso allo specchio, scaturito d'improvviso dal tedio infernale della mia prigionia."

Ora prova a convivere con questo essere che sa tutto di te, che spudoratamente ti giudica con lo strumento del "senno di poi", con questa compagnia sgradita, saccente e schietto predicatore che continua a cantilenare quel che già ti ritrovi sotto gli occhi e fai finta di non vedere, una presenza inquietante, eccolo il mostro della palude che striscia nell'acqua verdognola e stagnante della città morta, e ti ritrovi lì, inerme preda di un agguato quotidiano che cerchi di evitare a suon di pasta fatta in casa, letture distratte tirate per le lunghe e programmi televisivi che risucchiano l'ultimo barlume di ragione rimasto.

Un giorno deciso ad affrontare "la bestia" apparentemente invincibile sotto ogni aspetto mi schierai armato di vecchie fotografie d'infanzia ingiallite dal tempo, scorrevano fra le mani momenti di gioia e giornate spensierate passate a giocare in giardino, quando notai raffigurato in uno scatto lo stagno verdastro adagiato dall'altro lato della strada davanti alla mia vecchia casa in campagna.

Lo stagno dall'acqua verde circoscritto da tre grandi alberi e di una fitta siepe d'arbusti e canneti era recintato da una rete d'acciaio, così rinchiuso in se stesso a prima vista pareva l'emblema della desolazione, un luogo dimenticato dove il tempo rimane congelato ed immobile come le sue acque; per lo più ignorato credo fosse utilizzato per bagnare i campi in periodo di siccità dal momento che quel luogo posa su di un pianoro non raggiungibile dallo scorrere dei canali d'irrigazione.

Se ne stava lì, pigro ed inerme noncurante del passare delle stagioni, l'unico piccolo appezamento di terra non lavorato, pervaso da una sonnolenza non di questo mondo.


Nonostante la sua natura immutabile riservava una piacevole sorpresa; ecco che all'inbrunire il canto delle rane riempiva i silenzi della sera assieme ad un nutrito coro di grilli e cicale, all'improvviso iniziavano ad accendersi una ad una le flebili lucciole riflesse nello specchio d'acqua, uno spettacolo di luci e suoni rincuoravano l'animo più turbato con il suo (forse un pò rozzo) concerto estivo, brulicante di vita come nessun altro luogo nella campagna li vicino.


Il passaggio di un'auto solitaria mi riporta alla realtà, anche qui sta per scendere la sera, un'altra giornata anonima se ne va, fuori dalla finestra iniziano timidamente ad accendersi una ad una le luci nei palazzi, il profumo degli arrosti sale su per la tromba delle scale, le chiacchiere dei vicini appostati sui balconi, il riflesso dei monitor accesi nelle camere degli appartamenti, la soave melodia della pianista che si esercita in mansarda...


Un rincuorante brulicare di vite silenti ma in costante dialogo fra loro si confonde nell'apparente solitudine dello stagno. Prendo in braccio il mostro, con i pennelli lo riporto a casa sua fra i canneti dello stagno ed eccolo sgusciare via e immergersi fra le ninfee e le torbide acque paludose di quel forzato ed isolato ecosistema così bizzarro e apparentemente assopito nel suo assordante silenzio.


Mirko Ferrero, pittore e scrittore, Torino - Cuneo



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