Oggetti inanimati - 2° episodio

La congiura degli oggetti - Blocco dello scrittore 2/3 RACCONTO



Se avesse potuto rallentare in qualche modo la caduta dell’oggetto, forse avrebbe capito in quale istante avvenisse l’infausta deviazione che lo spingeva dietro al mobile. Posta la macchina sulla funzione video, si guardò attorno per cercare qualcosa che fosse lungo abbastanza, da arrivare al piano della credenza. La sua mente, pur essendo affetta dal blocco dello scrittore, non lo era, purtroppo, per tutti gli altri aspetti. Elaborava teorie, una dopo l’altra, della durata della vita di un’effimera, ma l’ultima nata, ne era certo, l’avrebbe reso famoso. La suddivisione tra oggetti “animati” e inanimati, che risale addirittura adAristotele,sarebbe stata rivoluzionata per sempre. Da quando era stato colto da quell’infausto blocco dello scrittore, era convinto che, NON esistessero oggetti inanimati! Ogni oggetto era provvisto di un’anima che, nella maggior parte dei casi, era maligna. Perché una tazzina da caffè brutta e sbreccata, non si rompe mai? Perché nel tragitto tra l’asciuga piatti e l’armadio la tazzina di porcellana si scheggia, senza una ragione minimamente apparente? Leggendo su una rivista che La Cambridge ecc. aveva fatto studi sui pulcini, per comprendere se e come potessero acquisire la capacità di distinguere tra oggetti il cui movimento è auto-prodotto e quelli che possono essere messi in moto solo in seguito a un contatto fisico. Ebbe l’idea.


"Il blocco dello scrittore e le prime avvisaglie del Covid19 avevano provocato il collasso delle sue finanze quindi non poteva permettersi di acquistare 15/20 pulcini che gli servivano per dimostrare la sua tesi."

Per qualche ora si trastullò con l’idea di comprare uova in un discount. Sicuramente non quelle allevate a terra e nemmeno negli altri livelli in cui si possano allevare, ma quelle scadute. Delle uova conosceva quelle all’occhio strizzato, quelle infortunate (rottura nella borsa della spesa), la frittata (tipo: abbiamo fatto una frittata), ma nient’altro. Si recò quindi al mercato contadino di Trapani (sarebbe stato chiuso una settimana dopo) e, adocchiando una gabbietta con pulcini di un contadino distratto, si risolse a commettere un furto. Se il contadino era distratto, non lo erano le due madri dei pulcini (Gallus, gallus) che, anziché pensare alla propria sorte futura, si misero a starnazzare come ossesse. Per farla breve Alessandro si trovò inseguito da due contadini siciliani, vocianti insulti incomprensibili, con forcone e due galline siciliane amminchiate. Per una serie di congiunzioni astrali irripetibili, Alessandro poté guadagnare il piazzale di fronte a casa sua, illeso. Tralasciando il fatto che passò la prima mezzora, guardando il sedile posteriore dell’auto chiedendosi cosa diavolo facesse una gabbietta piena di pulcini pigolanti (le p sono finite), quella vista fu una fortuita folgorazione. Non solo gli oggetti non cadevano solo in verticale, ma le deiezioni animali, in particolare, compivano qualsiasi traiettoria utile a portarle fuori da contenitore preposto. Perché una parte delle deiezioni della sua gatta, nonostanteuna lettiera di 2 metri per 1, auto prodotta (da Alessandro, non dalla gatta), cadevano sempre fuori, come le deiezioni dei pulcini che si erano mosse in orizzontale, prima di insozzare il suo sedile.


Entrò in casa, ma è inutile infierire con la narrazione dei suoi esperimenti; resta il fatto che, in piena epidemia Coronavirus, si ritrovò con 15 pulcini vieppiù pigolanti, a causa dell’imprinting. Lui era la loro mamma. Ma veniamo all’Alessandro che, trovando finalmente nel portaombrelli una vecchia canna da passeggio, armato di quel vetusto ricordo di un tempo lontano si appressò a smascherare la Congiura degli oggetti a suo danno. I pulcini, che nel frattempo erano divenuti pollastri di quasi un chilo, erano rinchiusi in camera da letto, vociando come se fossero già dal macellaio. Cosa scegliere come primo oggetto smascherato?


La scelta era importante perché sarebbe finito negli annali delle scoperte importanti. Leggere che Alessandro Ics aveva scoperto una Congiura che durava probabilmente da secoli, facendo cadere una matita di legno smozzicata come la sua, era troppo banale. Si guardò intorno e vide uno dei bicchierini per rosolio, in cristallo di Boemia, che gli aveva regalato anni prima la zia Matilda (terzultimo tra quelli rimasti) ed esultò: quello era l’oggetto giusto! Lo posò sulla credenza e con l’aiuto della canna, si apprestò a farlo cadere. Macchina pronta, canna pure, premette il pulsante ripresa e attese. Il cristallo di Boemia, per sua natura e perversione, ha la vocazione di esplodere in minuscoli frammenti che, anche dopo mesi, anni, in alcuni casi decenni, rispuntano dagli anfratti, per ferire i piedi nudi. Si dice che in Boemia da anni non utilizzino più quel cristallo, riservandolo all’esportazione. O girino per casa con gli stivali.

L’esplosione impedì ad Alessandro di vedere, anche rallentando la proiezione fotogramma per fotogramma, cosa avvenisse DOPO. Soltanto dopo aver fatto cadere gli altri due bicchieri, un portacenere, due vasi, e tutte le tazzine di caffè, ebbe la risposta. L’ultimo oggetto era infrangibile quindi, quando entrò in contatto con il pavimento, non esplose; rimbalzò una, due volte prima che (così asserì Alessandro fino al suo ultimo istante di vita), DUE MANINE lo afferrassero e lo portassero sotto la credenza.

Aveva vinto! Non c’era dubbio, una o più entità malefiche, stazionavano sotto i mobili in attesa…

Uscì fuori e iniziò ad urlare a quello che era rimasto, dopo la quarantena, dei 4 venti: l’ho visto, l’ho visto!

Il vicino di casa, che stava portando al pascolo le sue capre, dopo aver ammirato le piroette compiute da quello che aveva sempre chiamato “u scritturi” si preoccupò, pensando ad un effetto del maledetto virus. Si fece quindi prestare dalla capra Concetta il cellulare che portava appeso al collo (sarebbe troppo lungo spiegare perché) e chiamò la Croce Verde.

Quando Alessandro vide arrivare due infermieri con maschera, guanti e occhiali, capì che era stato scoperto, LORO sapevano che lui sapeva, era perduto! L’infermiere cercò di spiegargli l’inopportunità di ammattire in epoca da Coronavirus, pregandolo di cercare di rimandare a maggio o più avanti, le sue manifestazioni incontrollate, ma non ci fu niente da fare. Più tardi, in ospedale, gli venne diagnosticata una sindrome da quarantena coronavirus, aggravata dal blocco dello scrittore.

E pensare che, con quanto stava accadendo intorno a lui, Alessandro avrebbe avuto moltissimo di cui scrivere, ma tant’è. Il male di molti scrittori italiani, come lui, è sempre stato quello di non saper rappresentare il momento storico che stanno vivendo. Il Coronavirus aveva distrutto l’arroganza dei potenti, l’indifferenza dei politici nei confronti della salute dei cittadini e dello stato del pianeta, e stava ridisegnando un futuro in cui molto sarebbe cambiato. Ma lui aveva il blocco dello scrittore.


Mario Scotto, scrittore, Trapani

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