Le parole sono importanti

Nulla in realtà si è mai fermato


Ricordo di essermi da sempre cullata nell’idea di un “tempo sospeso”, non quantificabile, né collocabile… Di essermi spesso definita “eterea”, come se questo potesse darmi il meraviglioso potere di vagheggiare, sconfinare, immaginarmi altrove… tanto da potermi intravvedere, in lontananza, rarefatta eppure reale, “sospesa” appunto in un eterno presente…

Ma tutto questo, ora, non ha proprio nulla a che spartire con l’oscuro abisso in cui siamo precipitati tutti, in cui ogni istante precipitiamo, come da un pozzo senza fondo, mentre la percezione del tempo che ci avvolge in qualche strano modo si dilata, sembra rallentarne la corsa, allontanare il momento inconsapevole dell’impatto... No, non era questo che intendevo, quando fantasticavo sul “mio” tempo sospeso. Era semmai il puerile desiderio di fermare un momento, di proteggerlo e sollevarlo dall’usura del tempo, dall’oblio…

Eppure, nulla in realtà si è mai fermato. Nemmeno adesso. Le lancette degli orologi continuano instancabilmente a rincorrersi, con un rigore meccanico, estraneo ad un essere umano, indifferenti al suo destino, mentre ciascuno di noi si affanna in una infinita serie di incombenze o si inventa passatempi, distrazioni. O, come per un’illuminazione, si scopre a riflettere…

Cosa è dunque questa dimensione, a tratti irreale, che ha preso il posto della nostra illusoria realtà?

Forse è proprio questa realtà, così difficile da riconoscere come nostra, da accettare, tanto da vederla sollevarsi da terra, staccarsi da noi, che rimaniamo attoniti di fronte ad essa… Poterla scacciare, prendere a calci, pugni, come si farebbe con un pallone! Riuscire finalmente a guardarla in faccia, per vedere coi nostri occhi la sua virulenza, dirigere le nostre forze e neutralizzarla per sempre, anziché muoverci come mine impazzite, marionette senza bussola, sopraffatti dalla sensazione che la sua minaccia sia presente ovunque, intorno e dentro noi…

Ora “sospesi” siamo proprio noi, non il tempo che procede incurante, distaccato. Noi, a cui manca la terra sotto i piedi, l’aria da respirare, la forza di gravità. Abbiamo ancora, è vero, i nostri pensieri, speranze, desideri… Grazie ad essi ci è ancora possibile elevarci, andare oltre, smuovere l’immobilità in cui ci siamo confinati.


E mi torna alla mente una frase: “…perché la vita non conclude…”.

Ancora oggi vorrei rifugiarmi nella poesia, trovare conforto e forza nelle parole. Sanno essere così potenti, salvifiche a volte, o capaci di dare la morte. Talvolta giungono con l’impeto di un fiume in piena, abbattendosi con violenza sulle dighe del cuore… Altre, invece, restano strozzate in gola, soffocate, trattenute, laconiche…


Come rapita da questa estasi, ora è la mia anima a sentirsi “sospesa”, cullata e, nel brevissimo attimo in cui ciò accade, si realizza pienamente l’illusione perfetta di allora, quando sognavo che il tempo potesse fermarsi, annullare le distanze, zittire ogni rumore molesto, aprirsi ad una dimensione di infinito…


Manuela Lanzone, insegnante, Cuneo


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