Una piccola pratica per il radicamento

La fine dell'esilio - le radici nel cuore | #lepratichedialtroove


Avere le radici nel cuore è la fine dell’esilio, è uscire dalla solitudine.


Partiamo dal ricordarci di quello spazio scomodo da cui è partita la nostra ricerca interiore. Il punto in cui abbiamo vissuto quella "nostalgia primaria”, causata dalla separazione dall'Uno, ovvero il “divorzio cosmico" dalla Sorgente. Abbiamo sentito la nostalgia di qualcosa di essenziale, una mancanza nell’anima. Abbiamo pensato ci mancassero oggetti, persone, emozioni; invece mancavamo noi a noi stessi. Abbiamo camminato cercando un senso, alle volte faticosamente, finché qualcosa si è risvegliato. E il cercare diviene trovare. Chi sono io? Chi sono gli altri per me? Torniamo in connessione con il nostro cuore, con la nostra anima superiore. Di colpo, ci accorgiamo che tutto attorno c’era una grande festa e che alla festa mancavamo solo noi. Possiamo finalmente respirare, gridare il nostro Si e iniziare a camminare da una condizione di presenza nuova. Apriamo finalmente le finestre dell’anima e lasciamo entrare una nuova luce: ci rendiamo raggiungibili da qualcosa di nuovo, dal Futuro che ci cerca e finalmente ci può trovare.


Da questo spazio, possiamo accorgerci di come la nostra storia sia perfetta, così com’è stata: era proprio ciò che dovevamo vivere per infuturarci e diventare noi stessi.

Ci accorgiamo di come i nostri genitori siano stati i migliori che potessimo avere. Li abbiamo scelti noi, del resto. Ci possiamo guardare le mani e vedere nelle linee della loro pelle la traiettoria della nostra vita. Possiamo immaginare che una mano sia nostro padre e che l’altra sia nostra madre. Le mani si uniscono lentamente e si posano lentamente sul cuore. Cosa accade quando ci lasciamo raggiungere dalla forza della Vita che è arrivata fino a noi attraversando generazioni e generazioni fino all’inizio dei tempi? Cosa cambia quando sentiamo gli avi nel nostro cuore? Ci accorgiamo che noi siamo la migliore ragione per cui sono esistiti. Cosa cambia quando camminiamo nel mondo con la coscienza delle radici nel cuore? Come guardiamo gli altri e i loro occhi?


Quando siamo connessi alle nostre radici, non abbiamo richieste, né bisogni carenziali e di conseguenza non proiettiamo alcunché sull’altro, sul mondo, su Dio. Tutto può essere esattamente com’è, nella sua perfetta imperfezione. Sentiamo come si sta quando si può guardare l’altro con la libertà di chi ha le radici nel cuore e non ha richieste, né pretese, non ha proiezioni, non ci chiede di riempire i propri vuoti, ma di condividere la pienezza. NON RIEMPIRE VUOTI MA CONDIVIDERE PIENEZZA. Nei tuoi occhi posso vedere gli occhi di mia madre, di mio padre, dei miei antenati, fino a vedere gli occhi della mia anima e della vita stessa. Tutto, gira, gira, gira, gira e torna a noi: in quegli occhi ci siamo noi, ci sono i nostri occhi. In questo incontro celebriamo l’incontro con noi stessI, con la nostra Essenza. Così finisce il nostro esilio. Mai più esule, mai più solo.


Lorenzo Campese, Altroove - Scuola per lo Sviluppo delle Qualità Umane Essenziali

L'immagine è tratta dal sito: "Giardinaggio Interiore"


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