Quando incontrai la bora

Pace non significa amore né tantomeno vicinanza



Ho conosciuto per la prima volta la bora quindici anni fa. Ricordo perfettamente quell’incontro-scontro, la porta vetri del balcone che si chiude dietro di me, il rumore dei vetri rotti e la sensazione di essere sotto una violenta grandinata. Il pianto di mio figlio spaventato dentro casa che guarda la sua mamma trasformata nella regina di ghiaccio e le mie lacrime miste ad una risata isterica.


Poco dopo una telefonata a Giulio in cui dicevo perentoria: “in questo posto io non ci resto un minuto di più, sappilo…!”

Sono passati quindici anni, mi ci sono fermata eccome in questo posto, ho rincontrato più volte la bora e con il tempo abbiamo fatto pace. Pace non significa amore, né tantomeno vicinanza o fierezza del fenomeno atmosferico, che contraddistingue invece i triestini, quelli veri. In questi giorni di #quarantena la bora è tornata, violenta, rumorosa, si abbatte sul mare, lo increspa, si abbatte sugli alberi, li piega e a volte li spezza... si abbatte su di me, sul mio sonno e mi sveglia, sui miei pensieri arruffati, sulle mie idee e contro-idee. Beh una cosa buona questa volta c’è... è che non si abbatte sui miei capelli, terreno abitualmente fertile per ogni genere di arruffamento!


Cristiana, mezza scienziata, Trieste


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