Regole infrante

Solo un saluto



Non vedevo Susanna da tantissimo tempo.

Qualche call, telefonate, ognuna presa dalle proprie traiettorie nel tentativo di rendere tutto questo casino meno pesante possibile. Senza troppo ricamarci su, ma sempre presenti. Nelle giornate brutte, quando, per fortuna in alternanza, una delle due ha avuto il morale a terra, era l’altra a condurre il discorso, una danza lenta, piccoli passi di positività assoluta proposti ed accettati a turno, per riportarci ad un livello accettabile e continuare. Settimana dopo settimana: previsioni scarse, ipotesi campate in aria, rassicurazioni casalinghe, semplici, quelle efficaci insomma, senza orpelli ma calde d’affetto.


E’ trascorsa così la quarantena della nostra amicizia, nel cercare una ricetta per i suoi figli, un consiglio per il mio mal di testa, un confronto disilluso o speranzoso su un domani dai contorni flebili e imprecisi.

"Cose semplici dedicate ai rapporti profondi, gli unici che possano comprenderne il senso senza bisogno di spiegazioni o complicazioni."

Video chiamate senza maschere, tranne quelle fatte in casa con avocado e yogurt per respirare l’atmosfera di un pomeriggio a casa per scelta e per cura.

Ed è così che, scattata la famigerata fase2 e chiarito più o meno il discorso di parenti, congiunti e familiari scaglionati nei diversi gradi, ieri abbiamo deciso che andando a fare la spesa un saluto si poteva fare. Così inforco la bicicletta e pedalo verso il verduriere sotto casa sua. Lei mette il collare a Sasha e scende. Mascherina, guanti, disinfettante: entrambe serie dall’inizio di questa storia, per rispetto e per paura. Quando arrivo la vedo di spalle, con le borse. Minuta, i capelli raccolti e quell’impermeabile azzurro che avevamo comperato a Londra e che ogni tanto mette ancora…


La chiamo, sventolando la mano, come se la salutassi alla stazione. E lei mi sorride. Qualche chiacchiera, un caffè da asporto, la distanza rispettata, tempi stretti, spesa fatta. Bello vederti. Allora ciao… eh… Lei mi piomba addosso, in un abbraccio stretto, contro ogni regola, ogni barriera, ogni precauzione. Sento le sue braccia intorno al collo, la stringo anch’io. “Ho avuto paura” mi sussurra all’orecchio.


Ci allontaniamo con l’aria colpevole di due adolescenti che quella cosa proprio non la dovevano fare. Gli occchi tirati dal sorriso aperto nascosto  dalla mascherina. Pedalo contenta verso casa con addosso quell’abbraccio cha sa di buono. 


Sara, Torino


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