Scenario A

La rabbia che nasce dall'impotenza


I nervi stanno saltando. La grande illusione della fine della cattiveria, della solidarietà sbandierata sui balconi, si sta esaurendo. Focolai di rabbia si accendono con frequenza pericolosa. Si fronteggiano, con enfasi ridicola se non fosse tragica, fazioni di combattenti per la libertà dei runner e dei ciclisti o per pene severe ai danni degli stessi. Piovono insulti agli insegnanti non abbastanza rapidi nell’adeguarsi alla Dad, (didattica a distanza). Tornano a circolare, come negli anni ’70, accuse generiche e violente allo “Stato”, al “sistema”, inviti a una ribellione figlia di una collera cieca. Le pulsioni irrazionali dilagano ma la razionalità ha sempre meno appigli. Giornali titolano sulla “voglia di esercito”, effetto di giorni di retorica bellica: se è una guerra, ci vogliono i soldati per sparare al nemico. Ma il nemico chi è? Il virus che uccide negli ospedali o quello che ci tiene in cattività, che ci impedisce di vivere e di lavorare per vivere? E a cosa spareranno i soldati? 

I politici - i De Caro, Fontana, De Luca - sono passati alle minacce contro i cittadini. Sottovalutano la rabbia, che nasce dall’impotenza.


La riduzione degli spazi pubblici, nell'era della solitudine di cui parlava Bauman, è diventata assenza. La restrizione delle libertà individuali ormai insopportabile. Sottovalutano, i politici, la voglia di un capro espiatorio

Perché non hanno letto Girard e perché vedono ogni giorno gente intubata, gente che muore, ospedali assediati e anche loro sono uomini deboli, impotenti, imperfetti.  Per interpretare i dati occorre che i numeri siano veri e quelli che abbiamo non lo sono. In mancanza di modelli affidabili, non si vede il punto di flesso del contagio. La profezia di Arjun Appadurai si avvera: non abbiamo più paura del futuro, perché il futuro non c'è più.  Immaginiamo i prossimi giorni: ancora un mese di quarantena, con l’ansia che cresce, la cattività che fa diventare idrofobi, la miseria alle porte.


E poi l’attesa del liberi tutti, le incertezze del governo che proverà ad allentare la catena, ma allentarla non si può quando la gente la tira con violenza. E allora salterà la catena e la rivolta sociale sarà inevitabile, la politica sarà travolta, l’esercito sparerà, mentre il virus a poco a poco se ne andrà, lasciando macerie e disperazione... O SCENARIO B


Alessandro Trocino, giornalista, Milano

20.03.2020


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