Sidi Kaouki Quarantine - 1° episodio

"Noi siamo in prima linea, fra i malati e voi vi lamentate perché i ristoranti sono chiusi?"



C’è stato il tempo del disprezzo per l’autorità che impartiva ordini e restrizioni, il tempo dei “provvedimenti più gravi dei fatti che li giustificano”, il tempo della polemica, dell’incredulità, della semplice influenza, del perché in Germania non muore nessuno, delle vittime sacrificabili, dei vecchi e malati, dell’immunità di gregge. Ma, prima il focus sull’insufficienza dei letti di terapia intensiva, poi la lettera del medico dell’#Ospedale di #Bergamo, hanno spazzato via tutto:


Noi siamo in prima linea, fra i malati, con turni pazzeschi, rischiamo la vita e voi vi lamentate perché i ristoranti sono chiusi?

Da lì in poi, preso atto del fatto che i provvedimenti erano sacrosanti, il pericolo reale, ma soprattutto che c’erano in corsia uomini e donne che confidavano nel nostro comportamento responsabile per non soccombere di fronte alla marea, ho cambiato completamente atteggiamento. La #vita di centinaia di persone dipende dal comportamento quotidiano dei cittadini, del popolo, di ognuno di noi. Il pericolo non viene dalla contaminazione del cibo, dell’acqua o dell’aria, da nugoli di insetti mutati o da radiazioni solari, non c’è un agente esterno cui poter dare la colpa o chiedere aiuto; sono i nostri corpi il veicolo del contagio. Una bella fregatura in questi tempi globalizzati. Ma anche un grande vantaggio: se il virus è dentro di noi, lo possiamo controllare; noi ci fermiamo, si ferma anche lui. I #medici aiutano i contagiati, ma nulla possono contro il contagio. Io insieme a te e te e te ci fermiamo e fermiamo il contagio. Garantito, matematico. E allora non c’è più il fastidio del provvedimento autoritario, non c’è più l’acquiescienza del popolo incapace di autodeterminarsi, al contrario c’è la necessità di lottare uniti, non perché c’è lo comandano, ma perché abbiamo capito cosa dobbiamo fare per il bene di tutti e lo facciamo. E ce la faremo.


Qui nel frattempo con largo anticipo rispetto ai numeri dei casi rilevati (ieri una trentina i casi accertati positivi e due morti), i provvedimenti seguono il “modello Italia”: bloccate tutte le comunicazioni con Europa e mondo intero, cancellazione di ogni evento, chiusura di scuole, musei, teatri, luoghi di culto, chiusura esercizi commerciali salvo alimentari e farmacie e si arriverà a breve anche al tutti a casa.


Ma ne parliamo presto con un approfondimento sul Marocco ai tempi del #coronavirus (#covid19) e soprattutto l’attesissimo: “non lavorare è un merito, starsene per conto proprio una virtù, il bene comune è più importante di quello che dice la legge, la creatività infiamma le menti e il pianeta respira. E’ forse il mondo secondo me?

E non è sospetto?” #iorestoacasa


Ale, ex avvocato, libero pensatore, Sidi Kaouki, Marocco

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