Di Tango in Tango

Emozioni e pulviscolo


Immagine: Luciano Gallino - Fotografo | www.lucianogallino.com


Por una Cabeza - Tango | Carlos Gardel


Meravigliose scarpe con i tacchi che altrimenti non si indosserebbero spesso, musica avvolgente ad accompagnare un abbraccio, ma anche risate, amici e serate estive su una chiatta in riva al mare, gambe veloci e musica fino all’alba. Impossibile riassumere il tango, se non per ciò che rappresenta ed insegna ad ognuno di noi. Questo “abbraccio musicale” è una delle cose che più mi manca in questi giorni fermi, durante i quali cerco di appigliarmi a tutto ciò che mi appartiene e che racconta la mia vita di prima. Il Tango è una di queste. Più ascolto la musica, più ne percepisco fisicamente la distanza. Appuntamento fisso, modalità espressiva o semplice emozione: gioia, tristezza, malinconia, affetto amore… il Tango riesce a trascinarti nel vortice di una liberazione emotiva: ciò che in quel preciso momento sei, ciò che provi, che pensi, che senti sale in superficie.

"Ed è come se le emozioni si trasformassero in pulviscolo dorato, diventando visibili e condivisibili."

Se lo lasci fare è capace di trasformati, passo dopo passo, aiutandoti a riemergere per ciò che realmente sei, eliminando il superfluo. Una sorta di spoliazione.

Nel tempo il mio Tango è diventato un luogo fisico e mentale in cui ho imparato ad abbandonarmi all’altro, a fidarmi, ad ascoltare il mio corpo, a seguire “la marca”. L’uomo guida. La donna segue, assolutamente vietato per una donna prendere l’iniziativa, per concentrarsi invece sul “sentire l’altro”. Semplice all’apparenza, più complesso nella pratica, dopo una prima istintiva reticenza “femminista” ho provato a vivere questo singolare compito come una pausa dalla frenesia della vita multitasking in cui devo mescolare maschere e ruoli. Ho scoperto un mondo. L’accesso ad una stanza dell’anima dagli echi atavici, selvatici, dove ricettività e capacità d’ascolto sono risorse preziose. In questo contesto la definizione dei ruoli – maschile e femminile - ha assunto per me un valore di restituzione, una rivoluzione controcorrente in grado di abbattere quelli che ho compreso essere, i miei muri di cartone. Trasformandomi.

E’ proprio questo che cerco di mettere in pratica ora, questa nuova capacità di avere fiducia, di fare al meglio ciò che il “mio ruolo di adesso” richiede, senza resistenze, senza l’ansia di controllare, di decidere, di giudicare, di sovrintendere, dove e quando non posso. E se mi coglie un po' di malinconia lascio che prenda forma, immaginando di ballarla.

Di tango in tango, la malinconia diventa bellissima.


Maria Pia, imprenditrice, Catania


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