Un capitano di lungo corso

...mi resta di lui il profumo delle spezie


Erano le otto di sera di un marzo quasi finito della Primavera siciliana.

I mandorli in fiore e le processioni avevano  reso omaggio a San Giuseppe. Era il 1958, e mio papà, appena ventenne, nel mese dedicato al papà, lo salutava per l’ultima volta.

Mio nonno Paolo, cui devo il nome, se lo portò via l’asiatica, e con lui altri due milioni di persone.

Mio nonno era un capitano di lungo corso, aveva navigato tutti i mari del mondo, assunto il comando di navi di stazza enorme e raggiunto porti in cui aleggiava profumo di spezie esotiche, di alghe e di motori.

L’immagine che ho di lui la devo ad una foto sbiadita, che lo ritraeva sul ponte di un mercantile, vestito di bianco, abbronzato, e con il cappello da capitano in testa.


Quella foto mi ha fatto viaggiare, la mia fantasia di bimba ha salpato mille porti per mano al suo nonno navigante.

Nella foto non lo vedevo dritto in faccia ma solo di profilo. Nel profilo c’era la metà di tutto: un occhio solo, mezzo labbro, un lobo unico, un sorriso spezzato. Dall’altra parte, che non potevo vedere, i segreti di una vita intera.

Questo marzo surreale mi riporta alla mente il mio nonno, e mi riaffiora la rabbia per non averlo potuto conoscere.

Un virus ha avuto la meglio su di lui, un nemico simile a quello che oggi ci tiene in prigione. 


Mi restano i profumi di spezie e i volti delle persone che ha incontrato nei suoi viaggi, le mani che ha stretto, gli amori che ha vissuto, il culto per il mare, per i viaggi, per il vento, tutto questo è passato nel DNA e mi ha reso la donna che sono.


Paola, avvocato, Cuneo 


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