Un Rimedio Possibile

Senza la pausa non c'è assolo



" ... Poiché lo spirito dell'uomo

interpreta in ogni tempo di nuovo

la creazione... "

(E. Jünger, Sulle scogliere di marmo, 1939)


L'espressione artistica non si è mai arresa di fronte a costrizioni e restrizioni, tantomeno sotto i regimi totalitari. L'arte ha sempre avuto la risposta pronta nella domanda, meglio dire urgenza, trasmutando quelle istanze grevi dell'ineluttabile, in scenari lirici automatici e spontanei. Una sorta di metempsicosi salvifica.

I nuovi stili di vita, anche per i non addetti ai lavori, sostengono nuovi impulsi, tensioni, che trasformano il peso dell'esistenza in opportunità.


Operare uno spostamento su orizzonti inesplorati, cambiare il punto di vista su dicotomie introiettate può dimostrarsi un "rimedio possibile". Consideriamo l'arte africana o quella orientale, con l'arte calligrafica, il Teatro No, in cui la disciplina, l'esperienza, è, per citare Benjamin, "Il farcela con il poco", il togliere, fare spazio, il "vuoto" insomma, diviene l'incubatrice per eccellenza di quel "pieno" tutto da re-inventare.


Un potenziale rimasto sepolto disordinatamente nel sottosuolo della nostra cecità. Senza il "vuoto", si perde la consapevolezza del "pieno”, senza ridondanza.
Senza la pausa non c'è assolo.

La riappropriazione di una qualità del pensiero, del silenzio meditativo e creativo allontana gli spettri di aritmie, anche nel respiro, di filtri convulsi, coprenti, disarmonici, disumani.

Ci viene offerta l'occasione per dare e fare luce, avere cura, responsabilità, lasciar affiorare, per tentare di allineare corpo-mente-anima con i limiti della materia.

I linguaggi artistici sono lo strumento di una restituzione doverosa dell'atto intuitivo e cre-attivo. Ogni forma di pensiero passivo è un atto di colpa.


La cassa di risonanza, pneuma, che ci avvolge, diviene un dono per chi lo sa percepire.

Il concetto del "Tutto" gestaltico ma anche cosmico come metafora, è espresso magistralmente qui di seguito da Bateson.


"L'unità a cui la varietà e la molteplicità delle parti danno luogo, è resa possibile dal principio formativo della struttura che connette, una unitas multiplex immanente alle diverse realtà fisiche, percettive e creative che, come una danza di parti interagenti precipua di ciascun ambito, configura profonde e segrete interconnessioni tra la morfogenesi delle forme naturali e la formazione delle forme culturali".


Grazia Gallo, artista


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