Fosse anche una sola goccia

Riflessioni educative per rimettersi in gioco


Come tanti altri, in questi giorni mi trovo spesso a riflettere e a provare a sentire nel profondo cosa effettivamente stia succedendo, alla luce di questi mesi che hanno portato novità e cambiamento nella routine del mio lavorare, del mio relazionarmi, del mio vivere la famiglia, la casa, gli amici, il paese, la comunità.

Oggi noto in me un cambiamento, un evolversi di questa situazione da una dimensione più intima e singolare ad una più propositiva e lungimirante.


All’inizio di questo lungo periodo di quarantena il mio sentire era legato soprattutto alla inadeguatezza e sorpresa allo stesso momento, causate dal fattore emergenza piombato improvvisamente nella vita di tutti i giorni.

Mi trovavo a riflettere sul momento marcatamente segnato dall'epidemia ( che in realtà ho sempre pensato sia un evolversi di una situazione che ha radici ben più lontane) e da una parte mi sentivo in  una sospensione direi anche piacevole di ritmi, relazioni, impegni che sono riuscita a vivere con maggiore qualità e presenza, dall'altra mi sentivo un po' spaesata e anche burattino di una situazione molto più vasta per me quasi incomprensibile a cui cercavo di approcciarmi con consapevolezza e responsabilità, meditando,  condividendo letture, video, riflessioni di natura anche molto diverse tra loro che suscitavano in me pensieri profondi e altalenanti che ancora non inquadravo molto bene, seppur fossi già sicura che questo “è” un passaggio epocale, una trasformazione profonda che purtroppo solo pochi riescono a percepire nella sua autenticità.

Poi sono trascorsi i giorni, i mesi e il mio pensiero è divenuto inquietudine, perplessità, bisogno di agire!

Oggi la mia riflessione non si sofferma più sulla mia sola realtà e prende il volo verso gli altri e allora mi interrogo, rifletto e accolgo confronti su che cosa stia succedendo ora.

Ora che siamo stati sospesi tra una dimensione piacevolmente rallentata ed una ansiosamente soffocata cercando nuovi equilibri consapevoli e magari lungimiranti; ora che abbiamo raccolto tante informazioni; ora che abbiamo seguito ligi regole e comportamenti; ora che abbiamo provato la difficoltà di non poter uscire, comunicare, lavorare, stare insieme, crescere nell’ incontro con l’altro; ora che la fase emergenza volge al termine, forse…

Io come tanti altri. Tanti altri come me.

Cosa ci chiediamo? Cosa necessitiamo? Dove è finita la nostra capacità critica? Il nostro discernimento? La nostra libertà? La prossimità, l’intimità dell’incontro? La fisicità?

La capacità di percepire “a pelle” le situazioni usando i nostri sensi?

E in particolare, come possiamo essere educatori attivi in questa situazione che a volte ha anche del ridicolo? Possiamo uscirne migliori?

Siamo in grado di cogliere, come società, questa opportunità?

"Mi soffermo allora a pensare come poter rispondere ai rinnovati bisogni educativi di tutte le età."

Come educare al vivere la libertà con consapevolezza, a essere capaci di saper/poter scegliere con impegno e responsabilità, senza divenire burattini dell’ignoranza di massa, ricordandoci che in fondo siamo uomini e donne chiamati alla vita e non al sopravvivere timorosi. Come favorire la conoscenza per poter agire coscienti e non re-agire arrabbiati!


Come donna, come madre, come pedagogista, come maestra, personalmente non posso  non vedere trasformazione...fosse anche una sola goccia.

Come educatori siamo chiamati a credere nel possibile, a sognare, immaginare l’impossibile e muovere il sentire comune in modo fertile. Credo e valorizzo chi si mette in discussione, chi si fa domande, chi si reinventa, chi accoglie anche la propria vulnerabilità per farne una forza di valenza collettiva.

Credo nell’importanza di accompagnare i nostri ragazzi, e non solo loro, alla consapevolezza oltre che alla conoscenza. L’informazione è importante se apporta nutrimento, se si pone come strumento di crescita e non unico obiettivo, talvolta ahimè limitante, soffocante.

Come genitori, come adulti pensanti in questa società siamo anche chiamati a essere esempio, leader, carismatici con obiettivi più elevati di quelli che vogliono in qualche modo schiacciarci, soffocarci, dominarci e muovercicoi fili. Da un punto di vista pedagogico l’apporto che noi educatori possiamo/dobbiamo dare è legato ad un atteggiamento costruttivo.

C’è una parola che mi risuona molto in questo periodo ed è accudimento!

Ecco allora sostengo con accudimento che oggi in questo spaesamento, in questa confusione di punti di riferimento, in questa assenza di progettualità i nostri “cuccioli” abbiano ancora più bisogno di sentirsi vivi!

Accudiamoli allora valorizzando ogni loro azione verso l’autonomia, la creatività, la responsabilità e la curiosità...finché ci sarà qualcosa ancora da imparare, da scoprire, da ricevere e dare... siamo vivi!


Rimettiamoci in gioco insieme!

Proponiamo (nel rispetto delle norme igienico sanitarie), modalità educative che favoriscano l’incontro, il confronto, lo stare insieme, "l'esperire”, lo stare nella natura.

Suggeriamo attività che intensifichino l’utilizzo dei sensi compreso quello del movimento, il senso del sé, il senso dell'altro come ci ricorda lo psicoterapeuta Claudio Risè, quindi attività all’ aria aperta per piccoli gruppi di bambini in età della materna, dove lo stare insieme e il giocare siano strumenti concreti ed indispensabili per crescere in consapevolezza.

Sosteniamo l’educazione parentale, più che la didattica a distanza, accompagnando le famiglie con supporti didattici al di là delle videochiamate, ricordandoci che la curiosità e l’esperire sono elementi fondamentali per l’apprendimento; come ci ricordano le nuove teorie pedagogiche per cui lo sviluppo delle “competenze crossmodali” (di tipo corporeo-emotivo-empatico) sono essenziali.

O ancora…immaginiamoci dei progetti educativi estivi itineranti, che raggiungano le famiglie creando e valorizzando comunità educanti.

Alcune riflessioni alla vigilia del mio cinquantesimo compleanno, pronta a rimettermi in gioco concertando con chi come me ancora crede nel possibile, sogna, immagina l’impossibile e desidera muovere il sentire comune in modo fertile!


Chiara Pellegrino pedagogista, Greve in Chianti (FI)


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