La vita lasciata fuori

Sul Preludio in B minore di Bach-Siloti


Usciamo dalla confort zone, che fa sempre bene... Qualche sera fa, ascoltando un mio amico, pianista talentuoso, suonare questo Preludio in B minore di Bach-Siloti, ho scritto una poesia, beh insomma, comunque un pensiero. Non me ne vogliano i veri scrittori e poeti, ma cimentarsi in forme d'arte credo faccia bene a chiunque... a me sicuramente stimola, soprattutto in questi giorni "curiosi".


Se vi va ascoltate il Preudio in B minore di Bach-Siloti qui suonato da James Rhodes, prima di leggerla.
Il mio Grazie a Julian Lawrence Gargiulo per l'ispirazione

LA VITA LASCIATA FUORI

Oggi che sono chiuso qui, solo,

forzatamente tra queste mura,

vorrei essere li, con te,

almeno un attimo, per vedere come stai.

Vorrei volare sui palazzi, e sulle strade vuote

Per sentire quel silenzio che la città ci nascondeva.

Mi piacerebbe perdere tempo, da solo, all’aria aperta,

lontano da qualunque schermo.

E mentre cammino, sentire le campane suonare… a festa.

Vorrei appoggiarmi alla parete di un palazzo, e poi sedermi per terra, sull’asfalto, su una panchina o sul marciapiede,

e poi rialzarmi, camminare un po’, e risedermi per terra, così, perché si può.

Mi piacerebbe sorprenderti alle spalle, con un sorriso spiazzante,

e stringerti in un abbraccio che non ci diamo da tanto tempo.

Ti lascerei assaporare quella stretta giusto meno di abbastanza,

poi correrei via, perché ho tanta libertà da riprendere.

Mi riprenderei il vento, allontanandomi.

Mi riprenderei il sole sul mio viso.

Poi un prato che mi inviti ad un tuffo.

Sprofonderei nell’erba non più curata da tempo.

Li starei bene, lontano da qualunque muro, da qualunque confine e limite.

Così ricorderei a me stesso l’inebriante profumo del verde.

Mi piacerebbe star seduto li, a lungo,

lontano da tutte le ombre.

Vorrei poi imbattermi in qualcuno. Chiunque. Una donna, un vecchio, un bimbo.

Avvicinarmi, stringerle la mano, o magari abbracciarla.

Sentire la sua pelle a contatto con la mia. Il suo calore.

Con quel contatto, riscoprire perché vivo.

E invece di volare, devo volere, rimanere qui.

Chiuso qui. Forzatamente tra queste mura.

Mio scudo, scomodo, stretto e freddo.

Devo volere stare quieto. Immobile. Paziente.

Per apprezzare la vita, devo lasciarla fuori.

Ancora un’ora. Ancora un giorno. Ancora un po’.

Devo farlo, per te più che per me.

Per poi poter rivivere la vita,

i cui giorni, uno per uno,

saranno pieni come vita di anni.


Giù D'Antonio, manager, Milano

#iorestoacasa #coronavirus #covid19 #iltemposospeso #forzatedistanze #arteecultura #pensierieparole #abbraccio #vita


Iscriviti al blog, invia il tuo commento e 

se vuoi invia il tuoi testi da pubblicare 

© 2020 Powerwd By Il Tempo Sospeso